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Ceausescu e il colpo di Stato del 1989

Tristemente, la Romania fu l’unico paese in cui il crollo del regime comunista avvenne con una dura e violenta rivoluzione che vide migliaia di persone, in maggioranza giovani, pagare il ritorno alla democrazia con la propria vita.

Nicolae Ceausescu e sua moglie ElenaNicolae Ceausescu costruì una immagine di se in Romania simile a quella di un Dio. Creò la sua propaganda vietando la televisione libera e imponendo quella di stato, bandì l’ingresso di ogni giornale straniero, utilizzò la Securitate (Polizia segreta con oltre 60 mila agenti) per far scomparire nel nulla persone indiziate di essere contro il regime, prendeva addirittura decisioni per il popolo: quanti figli fare, come vestirsi, cosa mangiare.

Elena Ceausescu era poco più che un’analfabeta. Fu dopo il matrimonio con Nicolae Ceausescu che fu nominata Presidente del Consiglio Nazionale della Ricerca Scientifica, ricevendo decine di riconoscimenti “per il lavoro dei suoi scienziati” pur non comprendendo nemmeno una parola. Ricevette infatti 15 lauree honoris causa, da alcune università europee statunitensi e sudamericane. Nel 1980 fu nominata Vice-Primo Ministro, che portò la Romania in pieno declino. Elena viveva nel lusso, aveva 40 case, decine di automobili, pasteggiava caviale e champagne mentre il suo popolo viveva nella fame e nella miseria più assoluta.

Il 15 dicembre 1989 il pastore di una chiesa ungherese riformista, Padre Laszlo Tokes, diede l’incipit per quella che si rivelò l’inizio di una vera e propria rivoluzione. Nella sua piccola chiesa di Timisoara parla in pubblico contro il regime di Ceausescu, attaccandolo duramente e la folla gli  si riunì ben presto attorno, ma la Securitate cercò di spargere la folla a manganellate.

Tuttavia, la situazione scappò di mano alle autorità e la guerriglia urbana era già in atto. Ceausescu ordinò di sparare sulla folla e ci furono le prime vittime. Queste furono velocemente sepolte e altre trasportate a Bucarest per la cremazione. Tutto sembrava finito, tanto che il Ceausescu partì per un viaggio fuori dal paese. Ma la rivoluzione non si fermò, e uno sciopero generale del paese fece riemergere la protesta. Gli insorti prendevano sempre più il controllo sulla città: era chiaro che la rivoluzione a  Timisoara era riuscita.

Il 21 dicembre 1989, Nicolae Ceausescu tornò dall’Iran e preparò un discorso alla Nazione, sicuro di poter ancora comandare, ma quello fu il peggior errore che potesse mai fare. Le televisioni e le radio che trasmettevano il messaggio in diretta, videro la folla sopraffare con le grida il dittatore. Questo, alquanto innervosito, dovette interrompere il discorso, lasciò il podio e fece spegnere il nastro pre-registrato con gli applausi. La folla, intanto, si riunì in piazza Universitatii e Piazza Romana, rifiutandosi di disperdersi.

La polizia cominciò a sparare contro la folla e i carri armati entrarono nelle piazze reprimendo nella morte la rivolta. Le violenze continuarono per tutta la notte, tanto che la mattina dopo la radio annunciava lo stato di emergenza in tutto il paese. Intanto, il braccio destro del dittatore, Generale Vasile Milea si era suicidato. In realtà, il generale si era rifiutato di sparare alla folla, e fu condannato per tradimento. Non è ancora chiaro se si sia suicidato o fu assassinato.

Il 22 dicembre, l’esercito si schierò dalla parte degli insorti, mentre la Securitate restò fedele al dittatore. Nel frattempo, Ceausescu e consorte preparavano la loro frettolosa fuga senza destinazione precisa, ma sapevano che dovevano allontanarsi quanto più possibile dalla folla. Il loro piano di fuga però durò molto poco. Il loro elicottero perse quota e dovettero atterrare nel bel mezzo di una autostrada. Da lì alla cattura dei Ceausescu, il passo fu breve.

Il 25 Dicembre 1989 dopo un veloce processo, i coniugi Ceausescu furono condannati a morte. La fucilazione avvenne poco dopo la sentenza e i corpi senza vita vennero mostrati in televisione. Le prime elezioni democratiche in Romania avvennero nel 1992 e oggi la Romania si appresta a grandi passi ad entrare nell’unione europea.

 

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